Sunday, July 28, 2013

Matrimonio di Nerina figlia di Ernestina D'Angelo


Il ragazzo alle spalle degli sposi è lo zio Sabatino D'Angelo, figlio di Antonio.

Friday, June 21, 2013

100 anni!

Ci è purtroppo sfuggito di segnalarvi che lo scorso 13 giugno avremmo potuto celebrare il primo anniversario dei cento anni dell'arrivo di un D'Angelo sul suolo americano. Era infatti proprio il 13 giugno del 1913 quando Umberto D'Angelo sbarcò a Ellis Island dalla nave Mendoza per non fare più ritorno...

Wednesday, May 29, 2013

Fattaccio a Terrabianca

L'articolo che segue doveva essere pubblicato su un giornalino locale, ma sono ormai mesi che l'abbiamo postato senza ricevere notizie in merito alla sua uscita, pertanto abbiamo deciso di pubblicarlo su questo blog che del resto è il luogo ad esso più naturale. Si tratta di un sunto del materiale che abbiamo reperito presso l'archivio di Stato di Teramo relativamente al processo in cui fu coinvolta la famiglia D'Angelo negli anni venti. A eccezione dei membri della famiglia abbiamo preferito tacere sui nomi delle persone coinvolte nella vicenda, tuttavia ci farebbe molto piacere arricchirla con altre testimonianze da parte di coloro che hanno sentito i loro antenati raccontare, come è successo a noi,  questa incredibile storia.
 
" La storia di cui vi parlo in questo articolo si riferisce a una vicenda accaduta negli anni venti a Tortoreto, una vicenda che fece molto scalpore all'epoca e di cui mi capita ancora oggi di sentirne l'eco nei racconti delle persone anziane. Nella notte tra il 28 e 29 marzo del 1922 un gruppo di uomini si ritrovò davanti allo spaccio di sali e tabacchi della frazione di Terrabianca. Erano una quindicina, armati di fucili e pistole. Alcuni di loro avevano indosso busti di zinco per pararsi dai colpi, una sorta di giubbotto antiproiettili di dell'epoca e “mitria” (copricapo di metallo) in testa. C'era anche un fanciullo dodicenne tra loro, condotto lì da suo padre e da lui iniziato alla malavita. Uno degli uomini risultò particolarmente buffo al ragazzo perchè aveva indosso una pelle d'orso per camuffarsi. La banda si diresse verso il casolare della famiglia D'Angelo, soprannominata Crevì, dove abitava Antonio D'Angelo tornato da pochi mesi dagli Stati Uniti con un discreto gruzzolo, frutto di molti sacrifici e di 8 anni di lavoro duro sulle ferrovie d'America. Era successo che una mattina mentre l'anziana madre era intenta a ricontare i soldi che il figlio aveva riportato, si fosse inavvertitamente introdotto in casa un vicino “Filumè, ti sei arricchita!” aveva esclamato, rimanendo molto impressionato dalla vista di quel denaro. La voce si sparse così per la contrada Terrabianca tanto che si formò una banda composta da alcuni ladri recidivi, qualche violento con precedenti penali e da insospettabili incensurati. La banda di balordi che quella notte sarebbe entrata in azione. Giunti nei pressi del casolare dei D'Angelo circondarono la casa, mentre il ragazzo fu messo a guardia della strada, nascosto in un pantano. Due di loro, tra cui quello coperto da pelliccia, indossavano una maschera di stoffa rossa legata a cordicelle che avevano fatto passare attraverso le gambe, in modo che non potesse essere loro sfilata. Le testimonianze che seguono sono tratte dai verbali del processo penale che seguì a quella vicenda. Esse si riferiscono alla confessione del ragazzo coinvolto dal padre e al resoconto che fecero Antonio e Bernardo D'Angelo al giudice istruttore.
Racconta Antonio D'Angelo « Erano le 22:30 circa, io e i miei fratelli Giuseppe, Bernardo e Abele eravamo già andati a letto dormendo nella stessa camera mentre in un'altra camera della nostra abitazione dormivano mia madre e le mie sorelle Vittoria, Nicolina e Argentina. A un tratto sentii un rumore proveniente dalla stalla sottostante. Poiché qualche sera prima avevamo subito un furto di oche e galline pensai che si stesse ritentando il colpo a nostro danno. Allora mi alzai, presi il fucile che avevo in camera e sparai un colpo dalla finestra...»
Racconta il ragazzo « Ero stato messo di guardia da mio padre vicino a un pantano dove potevo tener d'occhio sia la strada che la casa dei Crevì. A un certo punto udii un colpo di fucile provenire dalla casa al seguito del quale tutti gli uomini scapparono via tranne il signor X che era andato a rubare nella stalla...»
Prosegue Antonio «… dopo aver esploso un colpo di fucile aprii uno dei battenti del portone d'ingresso e con grande mia sorpresa vi trovai dietro un uomo. Questi era armato di rivoltella e cominciò a sparare tanto che se non mi fossi prontamente curvato mi avrebbe ucciso. Riuscii ad afferrarlo per le braccia e a buttarlo a terra, ma questi mi diede un colpo sul viso col calcio della pistola e fuggì...»
Racconta il ragazzo « dopo quel colpo di fucile udii sei colpi di rivoltella provenire dalla casa e poco dopo arrivò anche il signor X che, come era stato convenuto, al segnale si dileguò insieme a tutti gli altri »
Prosegue ancora Antonio « In quel momento in casa regnava una gran confusione, mia madre e le mie sorelle gridavano e piangevano. Mio fratello Bernardo era a terra sanguinante, era rimasto ferito mentre accorreva in mio aiuto...»
Racconta il diciottenne Bernardo D'Angelo « Ieri sera, verso le ore 11, mentre ero a letto, sentii dei belati delle pecore e delle capre e temendo che dei ladri vi fossero nell'ovile, aprii la porta di casa e m'imbattei in un individuo che sulle prime scambiai per mio fratello, tanto che cominciai a chiamarlo per nome: “Antonio, Antonio” ma lo sconosciuto, che aveva il viso bendato, in un salto fu dentro al fabbricato e cominciò a sparare all'impazzata e riuscì, anche nell'oscurità in cui eravamo, ad attingermi con tre proiettili. Oltre detto sparatore, non vidi insieme a lui altre persone...”
Racconta Antonio « In mezzo a quel trambusto riuscii a rialzarmi e cominciai a chiedere aiuto a un vicino il quale ha la sua casa su di un poggio di fronte alla nostra “Corri, corri ci sono i ladri” gridai al mio dirimpettaio e lui rispose “Adesso vengo”, ma poi non venne e lo udii esplodere di lontano un colpo di fucile. Poco dopo accorsero altri vicini armati di fucili e forconi...»
Il giorno seguente i Carabinieri di Tortoreto dando seguito a voci pubbliche arrestarono un ragazzo, quello stesso dodicenne che aveva preso parte alla vicenda e che confessò tutto ciò che sapeva. Il ragazzo fu invitato a fare i nomi di coloro che avevano partecipato all'assalto al casolare, molti dei quali non potè riconoscere a causa dell'oscurità, ma tra quelli che menzionò pare ce ne fossero almeno un paio di coloro che poi erano accorsi in aiuto dei D'Angelo. La vicenda non ebbe conseguenze giudiziarie gravi per nessuna delle persone sospettate poiché furono tutti scagionati per insufficienza di prove. Solo il povero Bernardo D'Angelo ne patì le conseguenze dovendo subire un lungo ricovero ospedaliero durato 186 giorni di cui parte tra la vita e la morte, al termine del quale non fu più lo stesso uomo. Lui che dicevano fosse il più bello dei Crevì, che dicevano fosse il più forte e che pure si rivelò tra i più coraggiosi, si ritirò dalla vita sociale conducendo per il resto dei suoi giorni un'esistenza eremitica, tra quella casa dove era nato e aveva rischiato di morire, e il Vibrata dove andava a pescare e a spaventare, senza volerlo, le ignare avventrici con le sue stranezze. Non si è mai saputo chi gli abbia sparato. Tuttavia alcuni discendenti dei D'Angelo dicono che fosse un noto ladro della zona, un tale che i Carabinieri dell'epoca descrivono come un tipo “taciturno, poco amante del lavoro e nottambulo”. Altri invece riferiscono che fosse una persona nullafacente ma per bene, che frequentava la casa dei Crevì. Il ragazzo dal canto suo fece due nomi, il primo, si disse, estorto sotto torchio dai Carabinieri e il secondo, più spontaneamente, nelle confidenze fatte a un coetaneo. In entrambi i casi si trattava di vicini di casa dei Crevì nullatenenti, ma incensurati. Anche Bernardo riferì un indizio, l'unico indizio che abbiamo sullo sconosciuto feritore. Mentre quest'ultimo esplodeva i colpi che lo avrebbero gravemente offeso, per un frangente la vampata dell'arma illuminò la stanza di quella notte buia e senza luna e apparve la sagoma di un uomo “aitante della persona”, come egli stesso lo descrisse, prima che l'oscurità inghiottisse per sempre l'identità del colpevole."

ROBERTA VALLESE e DOMENICO LATTANZI

Thursday, March 14, 2013

Maddaloni

Ogni tanto, anche se con meno frequenza che prima, facciamo qualche piccolo passo avanti nelle nostre ricerche che ci consente di aggiungere un altro tassello alla storia della famiglia. Grazie all'interessamento del Museo della Guardia di Finanza di Roma siamo venuti in possesso dei fogli matricolari di Umberto, che documentano le vicende salienti della sua carriera militare. Da essi abbiamo appreso che egli compì il suo addestramento militare a Maddaloni, una località in provincia di Caserta, presso la caserma della Legione Allievi della Regia Guardia di Finanza. Detta caserma fu operativa dal 1906 al 1912, anno in cui fu definitivamente trasferita a Roma. Siamo riusciti a trovare in rete delle fotografie dell'epoca


L'arco della porta d'ingresso ricorda molto una foto che abbiamo già postato e che probabilmente fu realizzata durante il periodo di addestramento. Quella seguente invece ritrae il cortile all'interno


Dopo la seconda guerra mondiale la caserma era in stato di abbandono, e nel novembre del 1947, un sacerdote nativo di Maddaloni, che svolgeva attività di assistenza all'infanzia abbandonata, ne fece la sede della “Casa del Fanciullo”, che  diviene poi “Villaggio dei Ragazzi”  e, nel 1975, “Fondazione Villaggio dei Ragazzi”. Ebbene, indovinate un po', questo sacerdote si chiamava Don Salvatore D'Angelo!

                              L'ingresso della caserma in una foto recente


Wednesday, September 5, 2012

La testimonianza di Antonio

Recentemente, grazie all'aiuto di un dipendente dell'Archivio di Stato di Teramo, siamo riusciti a trovare i documenti relativi al processo per il tentato furto subito dai Crevì nel marzo del 1922 e di cui abbiamo già parlato in vari post riferendo i ricordi degli zii.

VERBALE DI DICHIARAZIONE DI PARTE LESA
L'anno 1922 il giorno 27 del mese di aprile Dinanzi a Noi Avv. Antonio Vigorita (Giudice istruttore) assistiti dal sottoscritto Cancelliere è comparso D'Angelo Antonio fu Sabatino di anni 33 proprietario di Tortoreto

D.R. La sera del 28 marzo c.a. Verso le ore 22:30 io e i miei fratelli Giuseppe Bernardo e Abele eravamo già andati a letto dormendo nella stessa camera mentre in un'altra camera della nostra abitazione dormivano mia madre e le mie sorelle. Io sentii un movimento di animali nella sottostante stalla dove erano 2 buoi, 2 pecore e un agnello. Spiego meglio che sotto la nostra abitazione vi sono due stalle con ingresso separato e che io sentii il movimento di animali nella stalla sottostante alla camera dove dormivo. Insieme al movimento di animali sentii un rumore come di persona che si accostasse alla stalla. Poiché poche sere prima e precisamente nella sera del 24 marzo ci erano state rubate 14 galline e 2 oche in un pollaio sottostante pure alla nostra abitazione, io ebbi il sospetto che si tentasse altro furto in nostro danno. Svegliai i miei fratelli ed alzatomi in fretta presi un fucile che era appeso nella mia camera da letto e recandomi nella parte della casa dove trovasi la porta aprii una finestra ed esplosi un colpo di fucile. Indi sempre tenendo in mano l'arma aprii uno dei due battenti della porta. Ma proprio dietro di questa vi era un uomo il quale mi apparve davanti appena io aprii la porta. Egli fece un movimento col braccio come di chi voglia impugnare un'arma e voglia puntarla contro alcuno. Io non distinsi per l'oscurità che quell'individuo avesse in mano qualche arma, ma dal movimento del braccio intuii subito che quello fosse armato e mi curvai per non essere preso di petto cercando di farmi dietro di quell'individuo di atterrarlo e di disarmarlo. In questo momento quegli esplose un primo colpo di rivoltella che se io non fossi stato accorto a curvarmi mi avrebbe raggiunto o sulla testa o sul petto. Fui svelto ad afferrare quell'individuo di dietro e cercai di disarmarlo prendendolo per le braccia, ma non feci a tempo ad impedire che egli esplodesse altri 5 colpi di rivoltella l'uno dopo l'altro, dirigendoli contro i miei fratelli che erano accorsi in mio aiuto. Riuscii dopo a gettare a terra quell'individuo e fu in questo momento che costui col calcio della rivoltella, mi dette un colpo sul naso. Quell'individuo riuscì a divincolarsi da me e se ne fuggì. Dopo la lotta sostenuta vidi che mio fratello Bernardo era per terra ferito. Tre colpi di rivoltella lo avevano raggiunto, dei quali due nella parte anteriore del corpo, mentre egli si avvicinava alla porta, e l'altro dalla parte di dietro mentre egli vedendosi fatto segno ai colpi, si era voltato indietro per liberarsi. D.R. Io non riconobbi affatto quell'individuo a causa dell'oscurità ed anche perchè il pericolo e la lotta mi avevano ottenebrata la vista. Non distinsi neanche se quell'individuo portasse una maschera sul viso. Mio fratello Bernardo mi disse poi che aveva visto sulla faccia di quell'individuo una maschera di stoffa rossa . D.R oltre quell'individuo io non vidi altri,ne intesi grida che richiamassero l' individuo che mi aveva assalito. Ma in quel momento in casa mia vi fu una grande confusione e le mie sorelle e mia madre si misero a gridare e a piangere. D.R Il primo a giungere in casa mia fu Ferrante Amadio,accorso in aiuto ed armato di fucile, dopo 5 minuti giunsero Alfonso Ferrante e i fratelli Nicola Cesare ed Emidio Guercioni armati di falci e di forche ed anch'essi accorsi in aiuto. Dopo una decina di minuti da che erano arrivati questi ultimi, giunse Pio Ginaldi armato di fucile. Quando fuggì quell'individuo che mi aveva assalito io gridai aiuto a Ginaldi Pio, il quale ha la sua casa su di un poggio di fronte alla casa nostra, dicendogli << Corri Piuccio, aiuto ci sono i ladri>> Il Ginaldi mi rispose <> e subito dopo, presso casa sua, vidi ed intesi l'esplosione di un colpo di fucile. Il Ginaldi quando venne a casa disse che quel colpo era stato esploso da lui per dare l'allarme e per far fuggire i ladri. Distinsi bene la voce del Ginaldi quando mi rispose. D.R. Non mi accorsi di grida che provenissero dalla casa Gurcioni. I tre fratelli giunsero come ho detto dopo pochi minuti. D.R. Entrambe le stalle di cui ho parlato erano nella notte del fatto, aperte e spiego che le porte erano chiuse ma senza serratura o catenaccio, vi era soltanto un pezzo di ferro che scorreva negli anelli e che bastava rimuovere per aprire le porte. D.R. Nella notte dal 24 al 25 marzo noi avemmo a soffrire un furto di 14 galline e di 2 oche. Durante la notte non ci accorgemmo di nulla, del furto ci accorgemmo la mattina seguente. Il pollaio era completamente aperto e senza neanche la porta ed in esso si trovavano 28 galline e 5 oche. Io mandai a denunziare il fatto ai Carabinieri per mezzo di mio fratello Giuseppe ed il fatto come avvenuto ad opera di ignoti perchè non avevo sospetti su alcuno. Ma dopo il fatto della sera del 28 marzo durante il periodo delle indagini che si esperivano dai Carabinieri venne in casa mia il ragazzo S. G. in compagnia del brigadiere di Tortoreto e mi disse che le galline e le oche erano state rubate da lui, dal padre A. e da P. L.. Il ragazzo non disse a me del fatto avvenuto nella sera del 28 marzo, ma seppi che egli aveva fatto la dichiarazione al brigadiere denunziando tutti gli attuali arrestati come quelli che avevano preso parte al fatto. D.R. Io non ho alcuna prova ed alcun elemento da offrire alla Giustizia circa gli autori dei fatti commessi in nostro danno. Produco querela contro chiunque possa risultare autore dei reati consumati in nostro danno e per ora non ho testimoni da indicare.