
La notizia della morte di Sabatino giunge in America e si ripercuote sui due fratelli con una diversa eco: Antonio decide di tornare in Italia, Umberto invece resta. Antonio riparte insieme a un suo amico a cui, racconta la figlia Iolanda, si appoggiava per l'inglese. S'imbarca dal porto di Filadelfia, era il più vicino porto dove prendere il piroscafo per l'Italia; sarebbe stata un'inutile fatica oltre che onerosa tornare fino a New York (nell'America di quegli anni infatti i trasporti terrestri erano piuttosto cari). Sul suo passaporto, conservato dal figlio Sabatino, c'è il timbro del consolato italiano a Filadelfia. Questo ha generato un equivoco protrattosi per anni che cioè i due fratelli fossero stati a Filadelfia a lavorare anziché a Baltimora. Antonio invece lì c'era stato solo di passaggio, il tempo di rinnovare il passaporto (16 settembre 1921) e prendere il piroscafo per tornare in Italia.
Io purtroppo non ricordo affatto lo zio Antonio essendo lui mancato nel '74 quando avevo 6 anni e mi dispiace molto perchè lui fu uno degli eroi della famiglia, nonna ne aveva molta stima. Mi colpì però una frase proferita da sua nipote Loredana: quando la incontrai a casa della zia Iolanda le domandai "Ma tuo nonno non ti raccontava di quando era stato in America?" e lei mi rispose "No, perchè mio nonno era timido". Già una delle caratteristiche caratteriali dei D'Angelo era proprio la timidezza, anche nonna lo era, sommessa, riservata, anche da anziana aveva conservato questa sua timidezza che la rendeva una vecchina dolcissima. La stessa zia Iolanda si scusò con me per non avermi raccontato forse a sufficienza ciò che sapeva e scusandosi mi disse "Sai io sono un pò timida". Ma quella timidezza e riservatezza appartiene anche a me!

