Thursday, August 25, 2011

Il racconto

Bernardo aveva 18 anni quando quel fattaccio lo strappò alla vita, consegnandolo alla follia. Il torto che gli fu fatto fu irrimediabile, definitivo. La notte del riposo si era squarciata per sempre, come la sua carne. Ora si sovrapponevano le voci turbate dei vicini che accorrevano guardinghi e agitati, interrogandosi fra loro, supponendo nel cammino affrettato cosa fosse accaduto. Su quelle voci diffuse una imperava, con lamenti lancinanti simili a quelli di una partoriente: era Filomena. Quando i vicini sopraggiunsero, il portone era spalancato e la luce sparsa sul terrazzino. Due giovani sostenevano il corpo enorme di un ragazzo e sotto quel peso le loro schiene si curvavano. Il corpo massiccio tenuto per le spalle e le ginocchia veniva trasportato quasi ondeggiando, col capo riverso da un lato che spargeva semi di sangue e saliva. Dietro c'erano le ragazze dei Crevì che assistevano i fratelli, tamponando a turno la ferita. Abele scese le scale a grandi passi con un fremito che gli era rimasto nelle gambe e corse verso la stalla. Filomena seguiva incredula il piccolo corteo, a tratti riemergeva dal suo stato confusionale urlando indicazioni ai figli per poi ripiombare in uno stupore quasi infantile. I vicini aiutarono a sistemare il carro con i buoi, tratti dalla stalla assonnati ma piegati alla volontà umana. Sul carro sopra un giaciglio di paglia venne adagiato Bernardo; nell'aria l'odore pungente di stalla esalato dai buoi si mischiava a quello delle bocche spalancate in uno sbraitare che appariva già inutile.
Com'era bello Bernardo anche ora adagiato su quel carro, con la maglia intrisa di sangue, le braccia muscolose che penzolavano arrese dal suo torace virile; era bello Bernardo, aveva labbra tumide perfettamente disegnate, ora imbrattate.
Una “fandella” era accorsa insieme al padre e lo guardava angosciata. Lei aveva fantasticato su quel corpo possente, aveva immaginato di esserne sovrastata e vinta nell'estasi; ora che lo poteva scrutare senza pudicizia, che poteva soffermare lo sguardo su di lui, lo trovava ancora più desiderabile, con gli occhi socchiusi che sembravano osservarla maliziosamente, col capo reclinato verso di lei come in uno stato di abbandono di sensi, appena placati. Ma il pallore che emergeva a forza sulla pelle imbrunita di Bernardo, la smentiva. Il carro partì con uno scossone che si propagò al suo animo e lei distolse lo sguardo dal ragazzo che aveva sognato di amare.

Arrivarono all'ospedale di Nereto a notte fonda. Avevano dovuto di corsa tornare indietro a prendere delle scale per guadare il torrente Vibrata che in quel periodo era carico d'acqua e non c'era un ponte per attraversarlo. I vicini si erano adoperati con solerzia ad improvvisarne uno con delle scale di legno e poi, gambe nell'acqua avevano assistito il carro fino alla sponda opposta sotto la direzione di Antonio. Egli vedeva il corpo di Bernardo lì sopra in balia dei sussulti del carro, ad ogni legno superato. Suo fratello era uscito per lui, per dargli man forte. Aveva sentito l'incombenza di comportarsi da uomo, lui che era ancora un ragazzo. Bernardo lo aveva accolto con una risata fragorosa quando era tornato dall'America; il suo sorriso esuberante di giovane era stato l'abbraccio più vigoroso, più vitale che aveva trovato al suo ritorno. “Accidenti, tutto il tuo astio è riservato a noi, Dio!” Avrebbe voluto urlarlo e vomitare quegli anni trascorsi tutti d'un fiato in compagnia solo della fatica che gli aveva logorato anche l'anima.

Bernardo giunse quasi esangue all'ospedale di Nereto. La rosa di pallini aveva sparso i suoi petali di piombo su di lui, trafiggendolo in più punti e lesionando soprattutto un polmone. L'ospedale di Nereto era il più vicino e questo ne aveva determinato la scelta, benché non fosse il meglio attrezzato per quell'emergenza. Bernardo sarebbe probabilmente morto e comunque “Signora, suo figlio è già in coma, ci sono poche speranze di salvarlo e se mai riusciremo a farlo sappia che non tornerà normale” “Sia fatta la volontà di Dio” Filomena era molto religiosa e possedeva la rassegnazione cristiana di accettare tutto quello che Dio aveva in serbo per lei, con totale fede. Aveva sì sognato di rialzare la testa ma aveva compreso che per quelli come lei non esiste rivalsa, né speranza di riscatto. Il medico le aveva detto che “Doveva solo aspettare e pregare” già sperare che questa volta ai poveri cristi sarebbe toccata una sorte diversa, meno scontata, meno banale. Ma un povero cristo non spera più, conosce la sua sorte e l'accetta, l'abbraccia e se la carica sulla groppa, piegato come quei buoi alla volontà divina.

Bernardo rimase a lungo in ospedale, i pallini gli furono estratti frugando e scavando nella sua carne viva, senza nessuna anestesia. Durante il delirio egli ripeté insistentemente un nome, biascicandolo tra i denti: “Murgiò”. Capirono subito che la sua mente era rimasta a quella notte. Egli aveva avuto l'ardire di rincorrere uno dei ladri a mani nude e dopo averlo raggiunto gli aveva strappato il bavaglio prima che una fucilata alla schiena lo fermasse, lo abbattesse, facendolo precipitare a terra come un albero, Bernardo il più maestoso, il più bello. Ora quel viso gli si era piantato davanti beffardo, burlandosi di lui e lo tormentava più del bisturi che lo trafiggeva ripetutamente. Ogni estrazione, ogni visione erano un attacco lancinante al suo cuore di ragazzo, ma lui resisté, lui non morì “Era meglio se fosse morto” mi dirà Argentina, mia nonna. Già, sarebbe stato meglio per lui morire invece non morì, fu una nascita quella, la nascita del suo calvario, l'inizio di un'intera vita di sofferenza, di scherni, di disprezzo, di umiliazioni perpetrate senza compassione in mezzo alle quali Bernardo avrebbe dovuto districarsi e schivare con la mente azzoppata da quella dannata notte. La degenza di Bernardo terminò con la sua fuga dall'ospedale.

Monday, August 1, 2011

La nostra storia alla VI Giornata dell'Emigrante

Postiamo l'intervento di Roberta alla VI Giornata dell'Emigrante svoltasi a Tortoreto Alto il 31 luglio 2011

Monday, July 25, 2011

Giornata dell'emigrante

Ha un seguito il contatto con l'Associazione culturale Amici di Tortoreto. Il nostro articolo apparso sul numero di aprile del periodico tortoretano ci dicono sia piaciuto molto e vorrebbero tornassimo a raccontare questa storia in occasione della Giornata dell'emigrante. L'incontro si svolgerà domenica 31 luglio alle ore 11:00 presso la chiesa del Carmine a Tortoreto Alto. Non mancate!

Saturday, May 7, 2011

Le ultime sulla casa dei Crevì

Un ultimo aggiornamento su una ricerca che, salvo sorprese, riteniamo conclusa. Come molti sapranno, abbiamo lungamente cercato immagini che ritraessero l'antica casa dei Crevì, ma a parte la fotografia dello zio Abele, sul cui sfondo si intravede uno scorcio della casa, e il modello in 3D, ricostruito sulla base delle indicazioni forniteci dallo zio Sabatino, non siamo riusciti a reperire niente di meglio. Né credo troveremo alcunchè se è vero quanto ci ha riferito il prof. Pasquale Rasicci a proposito del suo prezioso libro “Case di terra del medio Adriatico” e cioè che in fase di redazione dei commenti alle fotografie, si è visto costretto a stralciare l'annotazione delle famiglie proprietarie, poiché queste ultime non gradivano l'accostamento del loro nome a quelle costruzioni ritenute, a torto o a ragione, sinonimo di povertà. Ma proprio l'incontro con quella persona straordinaria che è il prof. Pasquale Rasicci, avvenuto lo scorso dicembre, aveva riacceso le nostre speranze. Nella bibliografia di quel testo, di cui ci ha cortesemente fatto dono, si cita un censimento compiuto dall'Università D'Annunzio sulle case di terra della provincia di Teramo. La data di pubblicazione del lavoro dal titolo “Sistemi insediativi dell'Abruzzo Adriatico”, era del 1984. Sapevamo che il demolitore, Giuseppe D'Angelo, era morto nel 1979, dunque la casa doveva essere rimasta in piedi non oltre la metà degli anni settanta. C'era soltanto una debole possibilità che quello studio si riferisse a dati raccolti qualche anno prima. Dopo una breve ricerca in rete abbiamo scoperto che una copia di quel testo si trovava presso la biblioteca del Centro di documentazione case di terra di Casalincontrada (CH), che è uno dei pochi centri al mondo che custodisce gran parte della bibliografia sulle tecniche di costruzione delle case di terra. Esiste poi da quelle parti una associazione culturale che cura la salvaguardia dell'antico patrimonio edilizio contadino e ha anche ideato degli itinerari turistici che comprendono la visita a case di terra opportunamente restaurate. L'architetto Gianfranco Conti, che gestisce il centro di documentazione a Casalincontrada, è stato così disponibile da dare un'occhiata per nostro conto a quel testo per vedere se eventualmente ci fosse traccia della casa che cercavamo. Purtroppo quella ricerca si è rivelata meno approfondita di quella svolta dal prof. Rasicci, nelle cui pagine, guardando meglio, abbiamo trovato la seguente fotografia. La casa ivi ritratta, che ci è stato detto appartenesse alla famiglia Ferrovecchio di Terrabianca, presenta delle interessanti analogie con quella che cerchiamo. Innanzitutto è piuttosto grande e a pianta quadrata. Inoltre la fotografia dovrebbe essere stata scattata intorno al 1970, epoca in cui la casa dei Crevì si presentava già piuttosto diroccata, proprio come la casa ritratta nella foto. L'angolo della visuale è segnalato nella didascalia come nord-ovest, in quella posizione avremmo dovuto trovare il loggiato, ma potrebbe essere crollato o demolito, come le macerie intorno sembrano suggerire. Le due somiglianze che ci hanno particolarmente colpito sono: la presenza del caminetto in quella posizione, che avrebbe dovuto essere nella cucina e infine la vecchia botte, indizio della probabile presenza di una cantina, proprio come nella casa dei Crevì. E' possibile che le famiglie dei proprietari terrieri di Terrabianca, come i D'Angelo e i Ferrovecchio, si copiassero un po' nello stile delle proprie abitazioni allo scopo di ostentare lo stesso grado di benessere. Questa circostanza ci consentirebbe di affermare con qualche fondatezza che l'antica casa dei Crevì, pochi anni prima di essere demolita, si presentasse come quella della fotografia.
Di seguito un filmato in cui il prof. Rasicci ci spiega come erano fatte le case di terra

Friday, April 29, 2011

Volevo segnalare a tutti coloro che ci seguono che sul numero di aprile 2011 del periodico "Paese Nostro", edito dall'associazione culturale Amici di Tortoreto, è uscito un articolo che tratta di questo blog e dell'incontro avvenuto il 14 novembre scorso.


Il giornalino è distribuito gratuitamente in tutte le edicole di Tortoreto, tuttavia, grazie alla disponibilità di Michele Ferrante, siamo in possesso di alcune copie per chi fosse interessato e non riuscisse a trovalo.
A questo link è possibile scaricare una copia dell'articolo in pdf.

Wednesday, April 27, 2011

D'Angelo Family Story: il video

Pubblichiamo il bel video realizzato da Alessandro Kartsiaklis sulla storia della famiglia in occasione dell'incontro del 14 novembre scorso